Archivio per la categoria ‘recensione

[Recensione] NIENTE – Mete (LFD 2016)

giovedì, febbraio 11th, 2016

NIENTE è Mirko Paggetti, classe 1984 nato e cresciuto in Romagna. Prima di creare il suo primo disco solista suona con altri progetti dell’underground provinciale. Sceglie come nome d’arte una parola che rappresenta l’ignoto, quello che non conosciamo, quello che siamo.

Il nuovo lavoro si chiama “METE” ed è uscito l’1 Febbraio 2016 per LFD (Perugia).
NIENTE ci regala un disco fresco, melanconico ma allo stesso tempo orecchiabile quasi pop. Testi in italiano che affrontano tematiche molto vicine a noi. Sogni infranti, sogni da raggiungere e mete imprescindibili. Il singolo “Quando sarai niente” e la canzone che da il titolo al disco“Mete”, gli esperimenti più riusciti ma è tutto il disco a funzionare bene e a scorrere godibile veloce a tal punto da costringerti a premere play più e più volte. Questo nuovo lavoro dimostra il passo in avanti di un percorso iniziato col precedente “E pensare che tutto scorre” uscito per Indie Press (Pesaro) nell’Aprile 2014, e che ci consegna un artista sicuramente cresciuto e un album che si farà sicuramente strada nel panorama underground della nuova musica italiana. Federica Mancuso

ASCOLTA/SCARICA “METE”
https://niente.bandcamp.com/

YouTube https://www.youtube.com/results?search_query=%23nientemete

LINK
https://www.facebook.com/Nientetheband/?fref=ts
https://niente.bandcamp.com/

I Carnival – Se non mi tengo volo

mercoledì, gennaio 27th, 2016

I-CARNIVAL_copertina-800x800

Un disco formato da energia pura, ironico, dissacrante e dai testi volutamente caustici e maleducati, questo è “Se non mi tengo volo”, secondo album targato “I Carnival”, 4 ragazzi liguri insieme dal 2013.

Se non mi tengo volo” è uscito a fine novembre, prodotto dagli stessi Carnival e da La Clinica Dischi nei cui studi di Sarzana (SP) è stato anche mixato e registrato.

9 brani politically incorrect dalle tinte forti in cui basso, batteria e chitarra riescono a creare un buon Italian Rock dagli impulsi sonori di ottimo effetto.

Se volessimo catalogarne il suono potremmo accostarlo ad un solido hard rock a tratti influenzato dal funky e dal rhythm’n’blues, ma sicuramente originale e personale e, aldilà di qualsiasi dubbio, italiano a tutti gli effetti.

Un album che possiamo definire come sicura evoluzione rispetto al primo lavoro Superstellar, musicalmente poco frizzante e piuttosto ripetitivo. Un cambio di marcia che ha investito anche il cantante Leonardo Elle, adesso più sicuro ed incisivo con il suo strumento, dotato di un’ottima capacità di virare dalle basse alle alte tonalità e viceversa.

Certamente la scelta di cantare in italiano è coraggiosa e voluta proprio per rendere il più immediato possibile il significato del loro messaggio. Uno spirito ribelle e scevro da schemi e imposizioni che possano venire dall’alto pervade l’intera opera.

Brani come E me ne sbatte il cazzo, Ora che non ho più te, Furia fuggitiva e Tutti i vizi che ho, sono proprio la dimostrazione di quanto detto.

Il modo di scrivere i testi ricorda molto un grande cantautore del passato, anche lui dall’animo profondamente ribelle e fuori da ogni schema, purtroppo scomparso prematuramente ed improvvisamente: Rino Gaetano.

In conclusione, “Se non mi tengo volo” è un disco lontano dall’essere prevedibile e noioso bensì vario e gradevole nel quale I Carnival sono riusciti a dimostrare, con consapevolezza, una raggiunta maturità musicale.

John Tag (www.facebook.com/johntag.rock)

https://www.facebook.com/icarnivalofficial

https://soundcloud.com/icarnival/sets/se-non-mi-tengo-volo/s-nhFuK

https://play.spotify.com/album/6K8XCxWATLtieUuwNxCbRn

Tiziano Giagnoni – “Lungo Questa Strada/The Road We Wander”

lunedì, gennaio 25th, 2016

image.png

Un uomo, una storia, whispers, una terra, una strada da raccontare e da vivere, home, risate, memory and time, pianti, dancing and singing, dolore, shadow, gioia, nostalgia, silence, sogni e amore. Ecco, questo è ciò che “Lungo Questa Strada” o “The Road We Wander” se preferite, riesce a lasciare nella nostra anima, una consapevolezza diversa fatta di semplicità e libertà, con l’imperfezione che solo l’uomo nella sua fragilità può avere.

Tiziano è un uomo come tutti noi. Questo non è il suo primo album. In molti anni il cantautore maremmano ha sperimentato sonorità completamente differenti tra loro, dal Blues più classico (Banana Blues) al Trip Hop stile Massive Attack e Chemical Brothers fino a spingersi nel lontano Tennessee a suonare il Bluegrass più puro.

Oggi con questo disco Tiziano sembra aver raggiunto una maturità artistica diversa da molti altri suoi colleghi. L’album, fatto di sonorità semplici tendenti al Pop ma anche al Country, passa per il blues di Bakersville, fino a strizzare l’occhio ai Beatles e Leonard Cohen; tutto coronato da un’espressività sincera e fresca, ma soprattutto mai banale. Qualità sempre più rara nei nostri tempi.

Parlando direttamente con Tiziano si ha come la percezione che il sentimento che guida da anni questa persona sia solo ed esclusivamente l’amore nella sua forma più pura. E’ vero, questo disco è composto da canzoni d’amore ma non è l’amore che viene cantato nel 90% della discografia mondiale. E’ amore che cambia, che si trasforma! Amore per una persona certo, ma anche per le cose semplici della vita. Prendiamo ad esempio “L’acqua va“, uno dei miei pezzi preferiti nel disco: qui si parla di un elemento che da secoli ha un moto perpetuo, che fluttua via, che cambia, che ci trascina via …e dove va?! Non lo sappiamo! Esattamente come noi, come le nostre umili storie.

Non so da dove vengo, non so dove andrò, e sarà un altro passo, solo un po’ più in là“.

Personalmente quando ho ascoltato questo verso ho trovato l’essenza del vivere giornaliero che ognuno di noi attua inconsapevolmente. Camminare in silenzio nella notte, fischiettare un trallallà qualsiasi, condividere un pensiero con chi amiamo: questo è il disco in questione.

Emozioni, forza, contatto, spirito, terra, polvere, pane e libertà. Tutto da poter condividere e da vivere a proprio modo. Sicuramente questo sarà un album che parlerà di te, così come ha parlato a me e a chi lo ha ascoltato la prima volta (P.S. vi parlerà anche in inglese visto che le canzoni sono state registrate in due lingue). E se tu, lettore di questo articoletto, dovessi incontrare Tiziano un giorno e magari fargli notare alcune piccole imperfezioni del disco, allora lui ti sorriderà ed esclamerà quella che è l’unica verità possibile al momento su questa terra, e cioè che “l’imperfezione è la migliore perfezione umana”. Anche lui credeva di poter cambiare le cose, ma si sbagliava perché nessuno può fare di più di quel che fa.

La morale di questa favola o di questa recensione, come amano chiamarla gli “addetti ai lavori”, è una sola: vivi la tua vita adesso! Scendi in strada e cammina! Esplora ragazzo mio! Cosa potrà mai succedere?! Se non scoprire le proprie virtù e le proprie fragilità; in due parole : la nostra bellezza.

Perciò ama con tutte le forze che hai e mentre camminerai lungo questa strada magari sentirai in lontananza un uomo con i capelli lunghi suonare in finger­picking che con voce forte e delicata toccherà il tuo cuore. Non sta facendo nulla di eccezionale è vero…
 
Gioca solo alla vita…Lungo Questa Strada.  

Federico Resta

Ascolta “Lungo Questa strada/The Road We Wander su:
Spotifyhttps://play.spotify.com/album/1bfZzqrTAzYPAJ6nYyLhpN
 
o acquistalo su: 
iTuneshttps://itunes.apple.com/us/album/the-road-we-wander/id981392660
Amazonhttps://www.amazon.com/gp/product/B00VFKND9E/182-7461044-7135649?ie=UTF8&*Version*=1&*entries*=0

Andrea Casale – Tourist in my Hometown (Autoproduzione 2014)

mercoledì, febbraio 25th, 2015

foto - web

di Chiara Belmonte

Andrea Casale giovane cantautore pugliese si cimenta con il suo primo album di brani inediti intitolato Tourist in my Hometown uscito sul finire del 2014. Canzoni d’autore con testi in inglese, le atmosfere sono quelle del pop internazionale e la prova sembra essere molto interessante. Il risultato infatti è un album davvero godibile che non è poi così scontato trovare in Italia. I suoi colleghi infatti spesso sono troppo presi e concentrati con le sonorità di casa nostra, con la scena indipendente oppure quella mainstream del pop più classico di definizione. Casale invece riesce a darci una boccata d’aria fresca in un panorama stantio italiano. Dischi come questi andrebbero diffusi a testa alta da tutti gli addetti ai lavori per cercare di dare un cambio di tendenza ad una scena, quella italiana, che non rischia più e che infatti all’estero non viene mai presa in considerazione più di tanto. L’album di Andrea Casale potrebbe essere invece tranquillamente esportato.

ASCOLTA/ACQUISTA “Tourist in my Hometown” di Andrea Casale

Spotify

https://play.spotify.com/album/5PUNyNR9q1HXWr2HNq6LCS?play=true&utm_source=open.spotify.com&utm_medium=open

iTunes

https://itunes.apple.com/us/album/tourist-in-my-hometown/id956510759

CdBaby

http://www.cdbaby.com/cd/andreacasale2

Amazon

http://www.amazon.it/Tourist-My-Hometown-Andrea-Casale/dp/B00S09YY96/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1421932441&sr=8-1&keywords=Andrea+Casale

LINK
Facebook: https://www.facebook.com/pages/Andrea-Casale/43114053884?fref=ts
Twitter: https://twitter.com/andreacasale88
SoundCloud: https://soundcloud.com/andrea_casale

Beggar Town, il nuovo disco targato Cheap Wine

venerdì, novembre 7th, 2014

A cura de Il Cala

Beggar Town, il nuovo album dei Cheap Wine è un disco di contrasti, di contraddizioni e di battaglie. È un album ricco, denso, niente affatto superficiale, che richiede ascolti attenti e che dimostra ampiamente l’amore ed il rispetto con cui la band pesarese si approccia alla musica ed al giudizio del pubblico. Un album dove si è in dubbio se partire o fuggire, si combatte con la propria coscienza e con la propria morale, si è in precario equilibrio tra disperazione e speranza, tra rabbia e perdono, tra vendetta e ricostruzione.

Un album dove, musicalmente, questa serie di duelli irrisolti vengono simboleggiati dal ruolo della chitarra di Michele Diamantini e del piano di Alessio Raffaelli; quest’ultimo è il protagonista indiscusso di diversi pezzi, con il suo suono honky tonk, le sue nenie quasi da carillion, il suo incedere sempre comunque trascinante, a cui si contrappone la chitarra di Michele, che spesso esprime sentimenti di fuga ed esplosioni di rabbia, sempre mitigati e in contrasto con il suono del pianoforte. Sembra, più di una volta, quasi come se i due bravissimi musicisti vogliano “imporre” all’altro il proprio riff, decidendo in che direzione vada il pezzo e da questa dicotomia nasce buona parte delle atmosfere dell’album.
Un disco cupo, teso, canzoni che sembrano sul punto di deflagrare ma si avvolgono su loro stesse. Disco come detto molto pianistico e di conseguenza con alcuni rimandi al Tom Waits fumoso, quello che canta immerso nel tabacco e nell’alcol, capace con tre accordi di spaccarti il cuore. Ma se Tom Waits porta il fumo dei locali e il gusto amaro in bocca, a questo disco partecipano anche le tensioni oscure e malate di diversi brani di Steve Wynn e il Bruce Springsteen pessimista e disperato di alcune canzoni presenti in Nebraska e Devils and Dust.

Le prime tre canzoni delineano un paesaggio spettrale, un luogo in rovina; la nebbia che avvolge le strade in FOG ON THE HIGHWAY è quella che nasconde la vera realtà delle cose e del mondo che ci circonda; già dal primo pezzo entrano in scena i contrasti di cui parlavo all’inizio: il bene ed il male, l’onestà e la tentazione, la bontà e la cattiveria, gli angeli e jesse james; in un mondo dove tutto è in dubbio, niente è più vero, anche la giustizia diventa mera opinione, mutabile e volatile. Il primo risultato di questa situazione è che la nebbia si trasforma in fango, fango che, misto a merda, ricopre sogni, speranze e ambizioni; incontriamo in MUDDY HOPES due personaggi chiave, la strega e la fata, una ride, l’altra muore, il male sembra avere la meglio, ma ci ritorneremo sopra.

BEGGAR TOWN, title track e primo singolo, diradata un filo la nebbia, ci racconta dove siamo finiti: è morta la speranza, le illusioni crollano e siamo costretti a rinunciare ai nostri sogni; nulla resta oltre al mendicare, un pasto, un reddito, una dignità, una vita. BEGGAR TOWN è la CITTÀ PIENA DI PERDENTI di cui si parlava circa 40 anni fa in New Jersey, solo che ora non ce ne possiamo andare, né possiamo sperare di vincere. Il Re di questa città è il burattinaio dai mille volti e mille nomi che tutto manovra e tira i fili delle nostre esistenze; un nemico troppo grande da combattere e troppo oscuro da identificare, unica scelta possibile, adorarlo, perchè sulle nostre disgrazie e sulle nostre lacrime è fondato il suo regno. Arrivati a questo punto, sembra improbabile andare avanti, serve una svolta, che le successive 4 canzoni cercano di delineare. La scialuppa di salvataggio in LIFEBOAT è inevitabile; fermate tutto, io scendo, me ne vado, fuggo dalla nebbia, dal fango, dai mendicanti. Arriva, a sostenere il protagonista nelle sue scelte un coro, come nel teatro greco, che afferma con forza la bontà delle sue intenzioni.
È il momento, è il TUO momento, ecco cosa dice, con atmosfere da west coast YOUR TIME IS RIGHT NOW: mettiti in cammino, cerca la verità, cercala nel viaggio, cercala dentro te stesso e la troverai, troverai la luce.

KEEP ON PLAYING e CLAIM THE SUN  sono due pezzi che vanno a braccetto, si completano e formano un unico messaggio: il vagabondo che trova nella musica l’unica forza, l’hobo che bene conosciamo noi che sogniamo il ritorno di Woody Guthrie, proprio nella musica ha la sua luce, la sua verità, così come l’uomo onesto e vero trova nella sua coscienza la forza per restare ritto ed integro; la musica, la coscienza, sono queste le armi che abbiamo per riprenderci ciò che ci spetta e trascinare altri con noi, per poter finalmente pretendere quello che è nostro, pretendere un futuro luminoso, pretendere il sole.

Nell’aneddoto di UTRILLO’S WINE si nasconde la minaccia del male, che non vuole darcela vinta; la dipendenza, nemica della creatività che rende cattivi anche chi ha animo buono e buone intenzioni.

Arriviamo quindi a DESTINATION NOWHERE, l’altra faccia del viaggio, visto come fuga, sconfitta, rassegnazione; ci abbiamo provato, sembra dire la canzone, ma non andiamo da nessuna parte; unica speranza, quella, un giorno, di ritornare, di risorgere, anche se ora il sole che pretendevo nel pezzo precedente, sta tramontando su una piazza deserta. Ritorna quindi forte il dualismo tra bene e male e tra buoni e cattivi, perchè in tutto questo, ancora non è chiaro chi sia davvero buono, cosa sia realmente giusto. BLACK MAN parla di compromessi, di decisioni sbagliate, ma in un certo senso rese obbligate, parla di valori che non ci sono più e di scelte di campo. Se è la mia dignità ad essere in gioco, allora voglio stabilirne il prezzo, voglio che mi renda qualcosa.

Il climax di questo tormento lo si raggiunge in I AM THE SCAR dove non esiste più speranza, né illusione, né voglia di sistemare le cose; tutto ciò ha lasciato il posto alla rabbia sorda, al furore, alla voglia di vendetta; fucili, tombe e cicatrici, sembra che la BEGGAR TOWN alla fine, porti solo a questo e non a caso, per la prima volta la musica, spesso trattenuta, esplode realmente, in un boato rancoroso e cattivo.
Posta alla fine del disco, I AM THE SCAR getta un’ombra assai inquietante sul mondo visto dai CHEAP WINE e sulle possibilità che si possa uscire da questa situazione.

Ma per fortuna, l’ultimo pezzo è una grande, grandissima dichiarazione di speranza; la strega e la fata di cui si parlava in MUDDY HOPES ritornano per dirci che no, non tutto è perduto, perchè la fata, simbolo di speranza ed ottimismo, è viva, vola ancora, vola in alto ed ha delle ali bellissime. Perchè le ali della nostra fata sono quelle di una persona meravigliosa, che nel breve, brevissimo tempo che è stata con noi ha lasciato un’impronta indelebile, indimenticabile e che ci fa urlare a gran voce che possiamo vincere, perchè è enorme la forza che lei ha lasciato in chi le è stato vicino fino all’ultimo e il ricordo che ha lasciato in chi, come me, le ha parlato solo un paio di volte, ma ricorderà per sempre il suo sorriso. Alla fine è l’amore la chiave di tutto, l’amore che ci da forza e grinta, che ci fa trovare pace e voglia di andare avanti. L’amore è il motore.

LA PAURA DEL BUIO NON PREVARRÀ si canta in THE FAIRY HAS YOUR WINGS, perchè le ali che abbiamo ricevuto ci renderanno capaci di volare sopra tutte queste rovine e ricostruire qualcosa di nuovo, come da un lutto, da una perdita, da una tragedia si può rinascere, ripartire, vivere.

Grazie.

http://www.cheapwine.net/

http://it.wikipedia.org/wiki/Cheap_Wine

The Moods: i nuovi prìncipi dell’electro-rock italiano?

mercoledì, settembre 3rd, 2014

Potremmo definirli i nuovi prìncipi dell’electro-rock italiano; unici nel modo di mischiare elettronica, rock, techno, in suite tirate e vibranti. Arrivano dal Salento e sono i finalisti di Rock In Roma Factory 2014.

Il progetto nasce dall’unione di Stefano Scuro, leader dei Logo (voce e chitarra), Antonio “Dema” De Marianis (batteria), Enrico “Ruspa” Carcagni (synth e programmazioni elettroniche) e Dario Ancona (basso). Forti di una cifra stilistica personale e un senso melodico raro, dopo il rifacimento di un pezzo di Bob Marley – “So Much Trouble In the World” – in una travolgente chiave sperimentale, è nell’estate del 2013 che esce il singolo che fa compiere loro il balzo in avanti, “Pump Rock”. Un pezzo ingegnoso e imprevedibile, snodato tra riposizionamenti di chitarre in prima fila e synth, come se non ci fosse un domani; pause e progressioni dosate. E’ proprio il loro dna a caratterizzare i Moods: delirio energetico non solo nei brani, ma soprattutto nelle esibizioni, al punto da far ricredere che i rifacimenti a volte, possano esser anche migliori dell’originale.

La wave ammalia nel secondo pezzo, “Take My Love”, fino a promuoverne un terzo nell’estate (si fa per dire..) appena trascorsa, ovvero “Sunlight”. E allora avanti con la schiera dell’electro- rock, declinato in tutti i modi possibili. Si ha la percezione di qualcosa che vada oltre tutto ciò, al di là del rock, dalla complessità sonora, che da poco ha ripreso a rinascere nel nostro panorama, per alcuni versi. La band è ora impegnata nella lavorazione del primo EP ufficiale, ma non perdetevi assolutamente i loro live per tutto lo stivale; i loro concerti stregano le folle, dando una bella lustrata alla new wave italiana.

A cura di Marianna Alvarenz

https://www.youtube.com/user/MOODSelectroRockPump

https://www.facebook.com/pages/Moods/160683550632234

La Tarma – Antitarma

lunedì, giugno 30th, 2014

antitarma

A cura di Bluff

Quando mi si è presentato per la prima volta di fronte il nome La Tarma non sapevo sinceramente cosa pensare. Il nome d’arte che le band e gli artisti scelgono di darsi solitamente riesce ad aiutarmi nel comprendere il genere musicale all’interno del quale sto calandomi, in modo da poter leggere fra le righe le atmosfere che mi attendono, aspettandomi o meno determinati risvolti musicali e cadenze compositive. La Tarma invece mi lascia perplesso e mi porta d’obbligo a seguire la presentazione che ne viene fatta sul proprio sito.

Marta Ascari, ossia la nostra Tarma, è una giovane artista emiliana, appassionata sin dalla tenera età della musica in tutte le sue forme. Possiede una formazione classica con lezioni di pianoforte e di canto, per poi mostrare la sua versatilità impegnandosi nello studio di Musica Elettronica Applicata al Conservatorio di Bologna…Questa scelta mostra la capacità de La Tarma di insinuarsi nelle nostre orecchie, come lascia intendere la presentazione, grazie a questa varietà musicale capace di toccare diversi sound e ritmi. A mio parere questo è un aspetto importantissimo che pone La Tarma sotto una luce particolare…avere una buona formazione musicale ed essere aperti a più generi musicali ci permette di spaziare dentro le emozioni di un vastissimo pubblico, rendendo le proprie composizioni un’esperienza uditiva per molte persone. Ma adesso ne voglio le prove, voglio andare a sentire fino a dove si sa spingere Marta con questo album, registrato assieme a due nomi conosciuti nel mondo musicale come Saverio Lanza (chitarra e basso) e Patrizio Morganti (batteria), capaci di accompagnare la nostra artista all’interno della sua poliedrica espressività musicale.

Dopo un primo ascolto questo album, chiamato “Antitarma” e uscito il 14 gennaio del 2014, mi lascia… estasiato…sì, penso proprio sia la parola giusta. La voce de La Tarma mi ha stupito, vibrando elegantemente nelle mie orecchie, lasciandomi incantato nell’ascolto di una musica decisamente pop, semplice come solo il pop sa essere, ma non per questo banale anzi morbida e coinvolgente. Grandi qualità vocali in grado di variare molto all’interno dell’arsenale di note, mantenendo una forte espressività nonostante la buonissima tecnica presentataci, caratteristica non comune a tutti gli artisti.

Il lavoro presenta 10 tracce fra di loro molto diverse, elemento importante poiché rende tutto l’album facilmente seguibile, mai ripetitivo e scontato come non raramente viene mostrato il pop per pubblico di massa. A tale proposito, il lavoro de La Tarma è aperto a tutti ma necessita, a mio parere, di un ascolto attento, non disinteressato e superficiale bensì sensibile e paziente nel cogliere le più piccole sfumature, le raffinatezze e l’eleganza in esso racchiuse. Analizzando le canzoni, risultano alcuni punti fermi che permettono di comprendere il livello artistico nel suo complesso.

Apre l’opera Il Sosia, malinconica ed espressiva, dove la voce ci si presenta incantevole e capace di toccare note sognanti. Molto efficace ed incisivo il tappeto di basso che accompagna la voce.

Icastica, seconda traccia, ha un’incalzante e crescente atmosfera, perfettamente definita dai synth che accompagnano le parole dell’artista. L’elettronica riempie gli spazi vuoti ottimamente delineati dalle pause vocali.

Chiude la triade iniziale il primo singolo estratto dall’album, nonché la traccia più dirompente, ovvero Zenone: ritmo costante e rilassato, spesso scandito unicamente dalla batteria a fungere da cornice ad un testo fortemente espressivo. Ad ogni attacco, come ad esempio l’inizio del ritornello, subentra una sognante atmosfera di synth sorretta da una buona chitarra distorta o dall’ingresso di una rullante batteria, capaci di enfatizzare il momento. Zenone è probabilmente il brano più significativo dell’album e mostra tutta la capacità dell’artista di spaziare all’interno del variegato panorama musicale.

Sottolineo in ultimo Fiori Neri, un brano forte ed evocativo, fin dal titolo, nonchè geniale a livello compositivo, in cui ciascun strumento svolge un ruolo carico di espressività; su tutti, naturalmente, si erge isolata la splendida voce de La Tarma.

L’ascolto delle altre tracce ve lo lascio e ve lo consiglio caldamente, sperando di aver attratto la vostra attenzione su di un artista che merita un dovuto riconoscimento.

Zenone official videoclip

[Youtube https://www.youtube.com/watch?v=w3VMtJEHl6U%5D

http://www.quibaseluna.com/artisti/la-tarma/

https://it-it.facebook.com/latarmamusic

MANO “La Pulce Nell’Orecchio” (La Sete Dischi 2014)

martedì, giugno 24th, 2014

LA PULCE copertina

La Pulce nell’Orecchio” è la prima opera (album) del tutto gratuita per MANO cantautore piemontese che debutta con questo disco in free-downlad sul sito de La Fame Dischi (in realtà il disco esce in free-download per la sottoetichetta della Fame, La Sete Dischi, nuova netlabel che si occupa solo delle uscite in digitale).

Si tratta sostanzialmente di belle canzoni e questo lo diciamo in questi termini perchè la recensione potrebbe finire qua. C’è poco da aggiungere quando ci si trova davanti a “belle canzoni”, c’è solo da ascoltarle.

Cosa ne direbbe Freud” oppure “La Mia Vacanza” o la stessa “Distanza Perfetta” che apre il disco, sono canzoni pop quasi perfette con atmosfere e ritornelli che ti entrano in testa e che canticchi durante già al primo ascolto (cosa che dimostra la grande abilità dell’autore con le parole) e ti costringono a ripremere play.

Il bello è che i testi spesso non sono affatto leggeri e ci vanno giù pesante anche se le atmosfere musicali possono far credere di essere di fronte ad un artista che ha un approccio alla musica solo esclusivamente per divertirsi e farci divertire. Tutto il contrario, MANO ci fa ballare a volte è vero, ma soprattutto ci da ottimi elementi su cui pensare e riflettere in quanto prende in analisi tanti aspetti della vita e ci sbatte in faccia la verità con leggerezza che a volte sembra fare più male di quando ce la dicono in maniera più diretta.

ASCOLTA E SCARICA “LA PULCE NELL’ORECCHIO”
http://lafamedischi.com/lsd-01

LA PULCE NELL’ORECCHIO – credits
Autoproduzione. Registrato da Marco Giorio (MANO), a cavallo tra il 2012 e il 2013, con lo studio mobile “Mica$tudio”. Mixato da Mano e Igor Giuffre’ sempre al Mica$tudio. Masterizzato da Andrea Brasolin al MyBossWas di Torino.

Hanno suonato :
– MANO (voce debole, cori, chitarra acustica, chitarre elettriche, basso, programmazione elettronica, percussioni, vocal drum)
– AGANJI (chitarre elettriche autoprodotte, tappeti sonori, effettistica, cori)
– ANTONIO VOMERA (basso elettrico)
– CRISTIAN LONGHITANO (batteria, percussioni, loop)
– ANGELICA VOMERA (ultravoce)
ospiti :
– Marco Piccirillo (contrabbasso)
– Cecile Delzant (violino)
– Matteo Cancedda (percussioni)
– Pietro Valsania (voce)
– Enrico Botti (chitarra classica)
– Giuliana Labud (pianoforte)
– Bruno Valsania (mandolino, buzuki irlandese)
– Andrea Perona (chitarra elettrica)
– Andrea Pisano (CKB, looper)

testi e musiche di Marco Giorio (MANO)

LINK
https://www.facebook.com/manomanita
https://soundcloud.com/marco-giorio
https://www.youtube.com/user/MICAPUNGO

a cura di Davide Stellario

Spiral 69 – “Alone”

lunedì, maggio 19th, 2014

La copertina di Alone, la nuova fatica in studio degli Spiral69

Dodici mesi dopo Ghosts in My Eyes, a confermare il momento di formidabile ispirazione, gli Spiral 69 sono di nuovo sulla scena con un nuovo lavoro, Alone. La band del carismatico cantante e songwriter Riccardo Sabetti, guidato da un’indole visionaria e a suo modo persino misticheggiante, votato al filone dark wave ha presentato, meno di un mese fa, il nuovo album interamente autoprodotto dal gruppo stesso e masterizzato poi da Frank Arkwright, celebre ingegnere del suono di The Smiths, Primal Scream, Joy Division, nei famosi Abbey Road Studios in Uk. La band ha scelto per la promozione dell’album un tour nelle principali radio universitarie italiane ed è stata anche ospite due mesi fa della storica trasmissione Roxy Bar. 

Alone è una raccolta di sei ballate attraverso cui si evolve la nascita, trasformazione e fine di una tormentata relazione, scritta in due solo settimane e un mese di registrazione; alcuni pezzi sono stati scritti in Italia, altri persino negli Stati Uniti (l’orchestra ha infatti lavorato a Los Angeles), il batterista ha inciso a Oslo. Tutto effettuato in rete.

L’Ep si apre con “We’ll Find Each Other In The Dark”, dal forte senso melodico e sognante, in cui le sfumature del synth si amalgamano sapientemente, creando un perfetto incontro tra ciò che può apprezzare un ammiratore dei Joy Division e uno dei Placebo. La storia d’amore si espande in ”Naked”, il sentimento che si trasforma in ossessione e dipendenza affettiva (This love is a gun in your hands), da cui è tratto il primo video dell’Ep. L’uso degli archi come sfondo al sentimento malato e la voce distorta si coniugano, in un felice connubio, a quelle atmosfere malinconiche che tanto Riccardo ha imparato a farci amare. “You ‘re Mine”, il brano più intimo e meditativo, dall’apparente tranquillità, evoca in realtà l’orribile sensazione del sentirsi psicologicamente soffocare. La sua voce si modula su tristi riflessioni, su di un tappeto di suoni pungenti che giocano ancor di più con le profondità del silenzio, rotto da uno xilofono, in “Rose” (Rose I’ll hope you understand, I need to kill you). La batteria ben dosata, sembra davvero ucciderla. I sensi di colpa esplodono in “When The Angels Live”, tra una chitarra veloce e onde , che da sinusoidali diventano quadre. Infine “Cruel”, struggente e straziante con quella voce femminile appena accennata, si immerge nelle oniriche atmosfere a cui ci siamo già abituati dall’inizio del progetto.. Capitolo a parte spetta alla voce, da sempre strumento ammaliante, e mai dosato con parsimonia.

Alone è l’ennesima prova riuscita degli Spiral69 che hanno ormai raggiunto la piena maturità espressiva, accostandosi sempre più a quel filone synthpop e dall’allure dark-wave che tanto apprezziamo. Una band che non si arresta mai nell’esplorazione di nuove scelte stilistiche innovative e profonde.

A cura di Marianna Alvarenz

http://www.spiral69.com/

https://www.facebook.com/spiral69music

https://soundcloud.com/spiral69

https://itunes.apple.com/it/album/alone-ep/id827826530

Angela Kinczly – La Visita

mercoledì, maggio 7th, 2014

AK - la visita

Grande artista di estrazione classica e suonatrice di clarinetto, Angela Kinczly, al secolo Angela Scalvini, cantautrice bresciana di origini ungheresi dai gusti musicali estremamente eterogenei, sa spaziare sapientemente tra il rock, il jazz, il folk, l’etno e l’elettronica sperimentale, creando così un mix personalissimo e assai gradevole.

Questo lo si può notare in tutti i suoi lavori. Infatti, degne di nota sono: la sua partecipazione, nell’agosto 2010, al fianco di Max Gazzè ad un tributo al concept album dei GenesisThe Lamb Lies Down on Broadway” e la sua partecipazione al brano di apertura di “Black Rainbow”, album di successo dei suoi conterranei Aucan, dove la sua voce si sposa divinamente con sonorità etniche, inquinate da una elettronica di sicuro effetto. Nel 2007 esce il suo disco d’esordio “The Legendary Indian Aquarium And Other Stories”, definito come “Elettro Folk”. Nel 2009 eccola tornare con l’Extended Play “Phoenix”, disco in cui utilizza l’italiano come lingua per i suoi testi.

Nel 2013 esce, quindi, “La Visita”, il secondo full lenght, registrato nello studio Ritmo&Blu su etichetta “Qui Base Luna”, composto da 11 gradevolissimi brani arrangiati ad arte che scorrono lisci come l’olio..

1. Errando
2. L’Uomo che non c’è
3. Lucciole
4. Verde Mistico
5. Mercoledì No Movie
6. Un Modo Per
7. Orologi Liquidi
8. Sabato
9. Nick And Joni
10. Un Giorno Di Settembre
11. Volero’


Un disco finemente introspettivo, sussurrato, garbato, lieve, intimo.
Un lungo ed intenso viaggio che scava profondamente nelle inquietudini di un’anima a volte mesta e malinconica, continuamente pervasa da forti sentimenti, da sogni e paure di adolescente, dalla consapevolezza di non esserlo più, da indelebili ricordi, dalla irrefrenabile voglia di vivere.

La musica e le parole riescono a carpire profondamente le nostre sensazioni, creando intorno a noi atmosfere rarefatte che ci coinvolgono e ci trasportano attraverso le immagini e i rumori di una natura madre. I nostri pensieri vengono così accarezzati dai tiepidi raggi di un sole appena primaverile e, sorvolando leggeri dolci colline, cime velatamente imbiancate e verdi pianure, quasi avvertiamo l’odore dell’erba bagnata dalla rugiada, lo scorrere veloce dell’acqua limpida e cristallina di un piccolo ruscello, il profumo e i colori di prati in fiore.

Un disco indubbiamente di grande valore artistico, in cui la bellissima voce dell’artista è accompagnata da suoni sapientemente arrangiati ed estremamente accattivanti.

John Tag

http://www.angelakinczly.com/

dagolou

This WordPress.com site is the bee's knees

Rock the Shop

stomping...pumping...grinding...thumping..

My Trephine

Locked Lips Also Sink Ships

La Giornalista Scalza

A great WordPress.com site

1 Song 1 Show

a singular show inspired by a solitary song

I(r)Radiati

Con una erre o due?

Daniele Salomone

Archivio online

INDIEgestione

una scorpacciata di indie

Nudespoonseuphoria's Blog

100 cover versions and a kitchen sink drama

Wunderbar - Siena

"L'uomo prima è meravigliato, poi si muove." (F. Hadjadj)

Newtopia

Free Music for Free People

« A MEGGHIU PAROLA E' CHIDDA CA ◙ SI RICI » || di Gabriele Ener.

Ciò che non siamo in grado di cambiare, dobbiamo provare a descriverlo.

L'ultima Thule

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

baseMultimedia

Comunicazione e Promozione

Le Grandi Recensioni

recensioni semiserie di musica, cinema, letteratura eccetera

STRANGE JOURNAL

A great WordPress.com site

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: